articolo a cura di Cristina Battaglini
La
scorsa primavera ho voluto frequentare a un laboratorio erboristico
di 8 lezioni svolto dall’associazione Archeosofica di Empoli. Mossa
dalla curiosità di conoscere qualcosa in più sul “modo di
curarsi con le piante” (da sempre la mia refrattarietà
nell’assumere medicine tradizionali in caso di qualsiasi tipo di
malessere psico-fisico) e spinta anche dall’affinità di un
progetto di dottorato sull’alchimia che stavo stilando, ho deciso
di mettermi alla prova entrando in questo “nuovo mondo”.
La
prima cosa ci fu detta a lezione fu che ogni pianta ha esattamente la
stessa struttura vitale dell’uomo (escluso il pensiero e i bisogni
fisico-emotivi dell’uomo!) vale a dire nasce, cresce respira ha
bisogno di nutrirsi, sente e muore. Lo stoma è la “bocca delle
piante”,attraverso il quale avviene appunto la funzione
respiratoria. Disposto
su tutte le parti erbace, in modo particolare sulla parte inferiore
della foglia
è l’unica struttura a possedere
i cloroplasti
che consentono lo scambio gassoso fra interno ed esterno del
vegetale, in particolare l’entrata dianidride
carbonica e
la fuoriuscita di ossigeno.
Alcune piante e alberi possiedono anche il tannino, un principio di
veleno che serve ad allontanare elementi di disturbo come gli
insetti ad esempio, una specie di autodifesa, ( noi essere umani
esercitiamo forse la stessa autodifesa all’esterno attraverso
l’espressione verbale o reazioni di tipo psico-fisico intuendo
l’ostacolo con quelle che chiamiamo cattive energie?). Ogni pianta
possiede inoltre il suo tempo balsamico cioè il momento di massimo
principio attivo che è poi quello ideale per la sua raccolta ( forse
quello dell’adolescenza e della giovinezza per l’uomo? Ogni
essere umano ha il suo particolare tempo balsamico forse!) Le
funzioni curative delle piante affondano le sue radici nella storia
dei tempi. E’ nel 1500
a.C. che
compaiono i primi scritti il più antico è il Papiro
Ebers che
elenca molte piante e i consigli per un loro utilizzo
adatto, incantesimi e magie.
Il Papiro
Ebers ( 1550 ca. a.C), dal nome dell’egittologo e scrittore tedesco
Georg Ebers che
lo acquistò nel 1873-84 ,
è un rotolo di papiro databile
alla XVIII
dinastia egizia,
scritto in ieratico,
la forma di corsivo comunemente usata dagli scribi.
Pagina
del Papiro che tratta di tumori. Università di Lipsia, Germania.
Se
Aristotele
sosteneva che le piante possedevano
un'anima possiamo dunque sentirci molto affini al mondo delle piante!
La
medicina tradizionale si basa sul principio allopatico
attribuito a Ippocrate contraria
contrariis curentur «i
contrarî si curino con i contrarî», contrapponendosi al similia
similibus «i
simili con i simili» della terapia omeopatica. Quell’ultima
infatti si basa sulla somministrazione di una dose del sintomo ed un
termine coniato da Samuel
Hahnemann nel XIX
secolo.
Oggi si possono
distinguere, fra le altre, tre grandi tradizioni fitoterapiche
(terapia attraverso le piante).
- Tradizione ayurvedica indiana;
Chiudiamo questo
primo breve excursus con un concetto che ci servirà da leitmotiv per
le prossime discussioni: Hahnemann
elabora il concetto di Lebenskraft (già
espresso in termini di Entelechia e Dynamis in
Aristotele): la forza
vitale
anima tutti gli esseri viventi e li rende capaci di sentire, di
svolgere una funzione, una attività e di sostenersi.
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